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Case Green: l'Italia è inadempiente, cosa cambia per i condomìni

Scaduto il termine EPBD IV, procedura d'infrazione UE già avviata

Pubblicato: 16 luglio 2026Categoria: Normativa, Efficienza Energetica, Condominio
In sintesi

Il 29 maggio 2026 è scaduto il termine per il recepimento della Direttiva EPBD IV (le cosiddette "Case Green") e l'Italia non ha ancora trasmesso a Bruxelles il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. La Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione. Per i condomìni, le conseguenze pratiche su APE, riqualificazione e valore degli immobili sono concrete e immediate.

In 30 secondi
  1. 1Scadenza mancata: il 29 maggio 2026 era il termine ultimo per recepire la Direttiva EPBD IV nell'ordinamento italiano: l'Italia non ha rispettato la data.
  2. 2Procedura d'infrazione aperta: Bruxelles ha già avviato l'iter contro l'Italia; il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici non è stato ancora trasmesso alla Commissione UE.
  3. 3Impatto diretto sui condomìni: APE più stringenti, obbligo di progressivo miglioramento della classe energetica e nuovi parametri di valutazione degli immobili sono all'orizzonte.
  4. 4Il ritardo non annulla gli obblighi: la direttiva è in vigore e gli standard minimi di prestazione energetica (MEPS) diventeranno vincolanti; aspettare non conviene.
  5. 5Agire ora è vantaggioso: chi avvia oggi una diagnosi energetica o pianifica lavori di riqualificazione si trova in posizione migliore per accedere agli incentivi ancora disponibili.
Stock edilizio residenziale italiano: distribuzione per classe energetica e impatto EPBD IV
Classe F e G (da adeguare entro 2030)~45% degli edifici
Classe E (da adeguare entro 2033)~20% degli edifici
Classe D o superiore (già conformi)~35% degli edifici
Edifici pre-1990 in classe F/Goltre 5 milioni di unità
65% del patrimonio residenziale dovrà essere riqualificato entro il 2033

Fonte: stime ENEA su catasto energetico nazionale. La quota di edifici non conformi agli standard EPBD IV è la più alta d'Europa occidentale.

Il 29 maggio è passato: l'Italia non ha recepito la Direttiva Case Green

Il termine era fissato, nero su bianco, al 29 maggio 2026. Entro quella data ogni Stato membro dell'Unione Europea avrebbe dovuto recepire nella propria legislazione nazionale la Direttiva 2024/1275/UE, nota come EPBD IV o, nel linguaggio comune, "Direttiva Case Green". L'Italia non lo ha fatto.

Non si tratta di un semplice ritardo burocratico: la Commissione europea ha già avviato una procedura d'infrazione nei confronti del nostro Paese. Il motivo immediato è duplice — la mancata trasposizione della direttiva nell'ordinamento italiano e la mancata trasmissione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (PNRE), documento che ogni Stato era tenuto a consegnare a Bruxelles contestualmente al recepimento.

Per i condomìni, e per chi li amministra, questo scenario non significa che il tema possa essere accantonato. Al contrario: la direttiva è in vigore a livello europeo, gli obblighi esistono e il recepimento — seppur in ritardo — arriverà. Chi inizia a ragionare oggi su diagnosi energetica e programma di interventi sarà avvantaggiato rispetto a chi aspetterà l'ultimo momento.

Cosa prevede la EPBD IV e perché tocca da vicino i condomìni

La direttiva EPBD IV ridisegna gli standard di prestazione energetica degli edifici con un orizzonte temporale preciso. I punti più rilevanti per il patrimonio condominiale italiano sono tre.

Gli standard minimi di prestazione energetica (MEPS). Gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica E entro il 2030 e la classe D entro il 2033. Chi possiede o amministra un condominio in classe F o G — una quota molto ampia dello stock edilizio italiano, soprattutto nelle costruzioni pre-1990 — deve cominciare a pianificare gli interventi strutturali necessari: cappotto termico, sostituzione degli impianti di riscaldamento, infissi, tetto.

L'APE condominiale e la nuova scala di classi. La direttiva introduce una revisione della scala delle classi energetiche, con la classe A riservata agli edifici a emissioni zero (ZEB — Zero Emission Buildings). Questo implica che molti edifici che oggi si trovano in classe B o C potrebbero "scendere" nella nuova graduatoria, con effetti sul valore di mercato percepito dagli acquirenti e sul costo dei finanziamenti.

Il passaporto di ristrutturazione. Ogni edificio dovrà disporre, su richiesta, di un documento che mappa il percorso di miglioramento energetico step by step. Non è un obbligo immediato per tutti, ma diventerà uno strumento chiave nelle compravendite e nelle procedure di accesso agli incentivi.

Illustrazione: Case Green: l'Italia è inadempiente, cosa cambia per i condomìni

Procedura d'infrazione: cosa rischia concretamente l'Italia

Una procedura d'infrazione si sviluppa per gradi. La Commissione invia prima una lettera di messa in mora, poi un parere motivato; se lo Stato non si adegua, il caso approda alla Corte di Giustizia UE, che può comminare sanzioni pecuniarie anche ingenti — calcolate su base giornaliera fino alla regolarizzazione.

Per i cittadini e per i condomìni, il rischio diretto non è una multa personale, ma un effetto domino normativo: il recepimento affrettato sotto pressione europea tende a produrre norme più rigide e meno accompagnate da strumenti di supporto (incentivi, detrazioni, semplificazioni amministrative). Chi non si è già mosso rischia di trovarsi con meno tempo e meno risorse a disposizione per adeguarsi.

Vale la pena ricordare che l'esperienza del Superbonus ha dimostrato quanto le detrazioni fiscali siano uno strumento potente ma anche molto volatile nelle sue condizioni di accesso. Attendere la certezza normativa assoluta, in questo contesto, equivale spesso a perdere le finestre di incentivo più favorevoli.

Cosa fare adesso se sei proprietario o amministratore

Il ritardo italiano non sospende la direttiva: sospende solo la certezza sulle modalità attuative nazionali. Nel frattempo, alcune azioni sono già praticabili e convenienti.

  • Richiedere o aggiornare l'APE condominiale: capire da dove si parte è il presupposto di qualsiasi pianificazione.
  • Avviare una diagnosi energetica professionale: individua gli interventi prioritari e stima i costi reali, evitando di affidarsi a stime generiche.
  • Convocare un'assemblea informativa (art. 1136 c.c.): coinvolgere i condomini nella fase di analisi riduce le resistenze in sede deliberativa e accelera i tempi quando si arriva a votare i lavori.
  • Monitorare gli incentivi ancora attivi: le detrazioni per riqualificazione energetica sono ancora operative, anche se in evoluzione. Un professionista aggiornato può indicare la combinazione più vantaggiosa.
  • Non sottovalutare l'impatto sul valore dell'immobile: gli istituti di credito stanno già integrando la classe energetica nelle valutazioni per l'erogazione di mutui. Un edificio in classe G pesa sempre di più sul patrimonio dei condomini.

La situazione è in rapido movimento. L'Italia dovrà recepire la direttiva: la questione è solo quando e con quali strumenti di accompagnamento. Farsi trovare preparati è l'unica strategia sensata.

Se vuoi capire in che classe energetica si trova il tuo condominio e quali interventi pianificare prima che gli obblighi diventino cogenti, richiedi un preventivo oppure prenota una consulenza per valutare insieme il percorso più adatto al tuo edificio.

Cosa fare prima che il recepimento diventi cogente
  1. Richiedi o aggiorna l'APE condominiale per conoscere la classe energetica attuale del tuo edificio e capire da dove partire.
  2. Affida a un professionista una diagnosi energetica approfondita: individuerà gli interventi prioritari (cappotto, impianti, infissi) e stimerà i costi reali.
  3. Convoca un'assemblea informativa ai sensi dell'art. 1136 c.c. per coinvolgere i condomini nella pianificazione e ridurre le resistenze in fase deliberativa.
  4. Verifica gli incentivi fiscali ancora attivi per la riqualificazione energetica e prenota una consulenza per scegliere la combinazione più vantaggiosa prima che le finestre di accesso si restringano.
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A proposito dello Studio
Antonio Alessi
Amministratore Antonio Alessi & Studio

Attivo dal 2004, lo studio gestisce circa 70 condomini distribuiti sul territorio di Milano, Monza e Brianza, Bergamo e Lecco. La struttura è specializzata nell'amministrazione di complessi residenziali moderni e orientati alla sostenibilità, offrendo una solida competenza nella gestione di interventi di efficientamento energetico e nella mediazione dei conflitti assembleari.

L'operato dello studio si fonda su un metodo organizzativo rigoroso e digitalizzato, supportato dai più elevati standard tecnologici del settore, come il gestionale Danea Domustudio di Teamsystem e applicativi avanzati di pianificazione e management. Per garantire continuità operativa, efficienza e una presenza costante, lo studio è strutturato come una realtà familiare organizzata in aree di competenza dedicate: la gestione amministrativa e contabile è affidata a Stefania, l'ottimizzazione dei processi e l'assistenza clienti sono coordinate da Eleonora, mentre l'evoluzione tecnologica e l'integrazione dei servizi digitali sono curate da Gabriele. Tutto il team mantiene un costante aggiornamento normativo e tecnico attraverso la partecipazione regolare a corsi, eventi e workshop specialistici del settore. Iscrizione F.N.A. N° RM 1684.

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